ROMA / 14-02-2009
ENERGIA, AL VIA DUE BANDI: MIGLIORARE L'EFFICIENZA DELLE ABITAZIONE E RISPARMIARE NEL CONSUMO DELL'ACQUA
ROMA (UnoNotizie.it)
“Con 6 milioni di euro per l’efficienza energetica negli edifici e per evitare l’utilizzo delle bottiglie di plastica delle acque minerali la Regione Lazio fa un altro passo in avanti nell’opera di incentivazione dell’efficienza energetica, nella salvaguardia delle risorse e nella protezione dell’ambiente. – afferma Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio – La logica che ci muove in questi provvedimenti è quella che considera come prima energia rinnovabile l’energia non consumata, il cosiddetto Negawatt e oggi variamo due importanti provvedimenti in questa direzione. A fronte delle recenti incertezze del Governo Nazionale sulle detrazioni fiscali del 55% per le ristrutturazioni energetiche, abbiamo voluto attivare un contributo regionale in conto capitale, che va dal 20 al 40%, secondo il tipo di lavori, indirizzato a cittadini e condomini che realizzeranno la stessa tipologia di interventi previsti nella detrazione. Mentre per salvaguardare risorse e ridurre i rifiuti alla fonte abbiamo incentivato i sistemi domestici per l’acqua filtrata”. “Uno degli obiettivi del provvedimento sull’efficienza è quello di incoraggiare e sostenere, in un momento di crisi economica, tutte quelle aziende, artigiani e lavoratori, che hanno in questi anni investito nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica, guardando al futuro, e che hanno purtroppo avuto un riscontro negativo dalla clientela dopo l’uscita del decreto Anticrisi del Governo. – continua Zaratti – La diffidenza suscitata nei cittadini verso le politiche energetiche del Governo non è stata purtroppo annullata dal passo indietro che ha fatto il governo reintroducendo l’automatismo della detrazione e noi vogliamo invece dare fiducia ai cittadini. Con questo bando sono incentivati gli stessi interventi della detrazione fiscale, in modo da semplificare al massimo le procedure. Quindi sia lavori sugli isolamenti e infissi, sia sugli impianti, installando pannelli solari termici, rottamando le caldaie vecchie con sistemi di riscaldamento ad alta efficienza, anche geotermici, che nel Lazio sono particolarmente convenienti tanto che avremo presto un bando specifico solo per gli impianti geotermici”. “Per quanto riguarda i sistemi domestici per l’acqua filtrata. - conclude Zaratti – Abbiamo voluto applicare la stessa logica che utilizzata per l’esperienza dei Detersivi alla spina che è stata recepita con grande favore dai cittadini del Lazio. Ora sarà possibile installare dei sistemi di filtrazione e gassificazione dell’acqua potabile della nostra Regione, che detto tra parentesi è di ottima qualità, abbattendone il prezzo per un 30%, risparmiando 1,4 kWh di energia, 0,5 litri d’acqua, 70 grammi di anidride carbonica emessa nell’atmosfera, tutte risorse impiegate nella fabbricazione delle bottiglie di plastica, evitando, inoltre che vengano conferite in discarica. Perché anche in questo caso riteniamo che il miglior metodo per affrontare il problema dei rifiuti sia quello di ridurli alla fonte” Allegati:Schede tecniche sintetiche dei bandi CONTRIBUTI PER LA REALIZZAZIONE DI INTERVENTI PER L’ EFFICIENTAMENTO ENERGETICO DEGLI EDIFICI PRIVATI Dotazione finanziaria di € 5.508.000,00 per contributi per la realizzazione di interventi di risparmio energetico su edifici privati residenziali esistentiBeneficiari del contributo regionale sono:- le persone fisiche;- i condomini.Gli edifici e le unità abitative oggetto degli interventi devono essere:• Esistenti, sono esclusi gli edifici di nuova costruzione così definiti in quanto in corso di costruzione o non accatastati;• Ubicati nella Regione Lazio;• Classificati nella categoria E 1- edifici adibiti a residenza ed assimilabili come indicato nella “ classificazione generale degli edifici” (art. 3 del D.P.R. n. 412 del 26/08/1993)• Appartenenti alle categorie catastali A1 (signorile), (A2 (civile), A3 (economica), A4 (popolare), A5 (ultrapopolare), A6 (rurale), A7 (villini), A8 (ville); all’interno degli edifici appartenenti alla categoria E1 sono inoltre ammissibili unità immobiliari con destinazioni d’uso diverso dal residenziale purché rappresentino una quota millesimale minoritaria. Le tipologie di intervento sugli edifici esistenti ammesse a contributo sono sinteticamente le seguenti:1. Riqualificazione energetica degli edifici: interventi singoli o combinati di qualsiasi tipologia atti a migliorare l’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale;2. Interventi sull’involucro dell’edificio: interventi sulle parti che delimitano la parte riscaldata dell’edificio dall’esterno o da parti non riscaldate e cioè relativi alle strutture opache verticali ed alle finestre comprensive di infissi, a condizione che vengano rispettati specifici valori di trasmittanza termica;3. Installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi sanitari o per riscaldamento;4. Installazione, in sostituzione di quelli esistenti, di impianti di climatizzazione invernale dotati di caldaie a condensazione o di pompe di calore ad alta efficienza o di impianti geotermici a bassa entalpia. Tutte le installazioni dovranno prevedere la contestuale messa a punto ed equilibratura del sistema di distribuzione; non sono ammissibili gli interventi che prevedono la sostituzione di impianti centralizzati con impianti autonomi o la sola integrazione degli impianti esistenti.Per tutte le tipologie di intervento il contributo in conto capitale è pari al 40% delle spese ammissibili ad esclusione degli interventi di sostituzione delle finestre comprensive di infissi per i quali il contributo è pari al 20% della spesa ammissibile. INCENTIVI PER L’ACQUISTO DI IMPIANTI DI TRATTAMENTO DOMESTICO DELL’ACQUA POTABILE Dotazione finanziaria di € 440.000,00 per contributi per l’acquisto di impianti di trattamento domestico dell’acqua potabile.Il contributo è rapportato al costo dell’impianto stesso ed è pari al 30% del costo ammissibile dell’impianto (IVA inclusa); tale contributo non potrà risultare inferiore a € 120,00 e superiore a € 500,00.I soggetti beneficiari sono le persone fisiche residenti o domiciliate, alla data di acquisto dell’impianto, in uno dei comuni del Lazio. Ciascun beneficiario può accedere ad un solo incentivo.Gli impianti ammissibili al contributo sono quelli per il trattamento domestico dell’acqua potabile dotati di tecnologie di filtrazione anche tra loro associate (carboni attivi, microfiltrazione, ultrafiltrazione, nanofiltrazione) che possono essere integrati con sistemi di refrigerazione ed immissione/dosaggio di CO2 (acqua gassata).Tutti gli impianti devono possedere i requisiti previsti dal D.M. 443/90, in particolare la categoria dei filtri compositi deve essere munita di apposita approvazione da parte del Ministero della Salute.Non sono ammissibili gli impianti che utilizzano la tecnologia dell’osmosi inversa.Sono ammissibili esclusivamente gli impianti permanentemente connessi con la rete idrica.
sabato 14 febbraio 2009
venerdì 13 febbraio 2009
SE FUNZIONASSERO I TRASPORTI PUBBLICI!???
Se le città fossero liberate dal traffico privato, si arriverebbe prima ovunque e questo vale soprattutto per chi usa l'auto. Se i mezzi pubblici fossero elettrici o a idrogeno si respirerebbe meglio. Se i trasporti ferroviari per i pendolari avessero un decimo dei finanziamenti della (inutile) alta velocità, milioni di italiani arriverebbero al lavoro o a scuola in orario senza doversi poi fare la doccia. Se le città avessero come priorità le piste ciclabili al posto dei parcheggi si potrebbero portare a scuola i nostri figli pedalando, invece di parcheggiare il SUV in doppia fila. Bisogna odiare la macchina, non i trasporti. Le politiche dei Comuni devono incentivare il trasporto pubblico in particolare per le fasce più deboli o decentrate sul territorio come avviene nelle Comunità montane o per i pensionati nelle città. Allo stesso tempo il trasporto privato, dove non è necessario, ad esempio nei centri cittadini, va vietato, Chi possiede un'auto in città deve avere un proprio posto macchina, in caso contrario non può usarla per parcheggiarla sui marciapiedi, nei giardini o dove c..o gli pare. Le auto in città vanno contingentate, dopo un certo numero vanno proibite. Il suolo pubblico non è della FIAT.Nuove bretelle, parcheggi, collegamenti autostradali vanno valutati con molta attenzione. Se servono alla comunità, ai Comuni che sono interessati, se hanno un valore di lungo termine, si possono avviare. Altrimenti vanno proibiti senza se e senza ma. La bretella autostradale Broni-Mortara non serve a nulla e distrugge il territorio della Lomellina. Qualcuno ha chiesto il permesso ai pavesi? E' solo un esempio di come i soldi pubblici sono spesi senza pensare ai cittadini. Meno ospedali, più biciclette.Noi siamo lo Stato e noi ce lo riprenderemo.L'incontro nazionale delle Liste dei Comuni a Cinque Stelle si terrà a Firenze, al Saschall Teatro, domenica 8 marzo 2009.Le Cinque Stelle corrispondono a cinque aree specifiche: Acqua, Energia, Sviluppo, Ambiente e Trasporti. Oggi pubblico un post sui TRASPORTI. Inviate le vostre considerazioni nei commenti.TRASPORTI NEI COMUNI A CINQUE STELLENel settore dei trasporti occorre intervenire sia a livello tecnico, incentivando lo sviluppo di mezzi di trasporto più efficienti e meno inquinanti, sia a livello organizzativo, favorendo lo sviluppo dei mezzi di trasporto pubblici e disincentivando l’uso dei mezzi privati soprattutto nelle aree urbane fortemente congestionate.Definizione di un piano di trasporti pubblici non inquinanti da parte di ogni Comune sia per l'area comunale che in riferimento ai collegamenti esterni al Comune.Dotazione di una rete di piste ciclabili "sicure" che consenta di raggiungere i punti di maggior interesse pubblico, esempio scuole, ospedali, municipi, eccIstituzione di parcheggi comunali per le biciclette.Introdurre la possibilità di parcheggiare le biciclette all'interno dei condomini.Pedonalizzazione dei centri cittadini.Trasporti di collegamento con tra l'area urbana e le aree disperse sul territorio, ad esempio nelle comunità montane.Favorire con apposite convenzioni i servizi di car sharing e di bike sharing.Definire un tempo di carico scarico delle merci nelle città in orari prefissati, ad esempio dalle 6.30 alle 7.30 del mattino.Diminuzione delle tasse comunali, da definire da Comune a Comune, per chi non possiede un'auto privata.Piano urbano per la mobilità dei disabili.Finanziamenti a strutture private che operano nel trasporto dei disabili.Forte inasprimento delle sanzioni e eventuale ritiro dell'auto per un periodo da tre a sei mesi per chi parcheggia sugli scivoli per i disabili.Agevolazioni per l'insediamento di punti pubblici di telelavoro. Navette pubbliche per il trasporto dei bambini a scuola.Lo sviluppo di un trasporto pubblico con una forte valenza sociale è una importante fonte di riduzione dei consumi di fonti fossili e di impatto ambientale con ricadute sulla salute dei cittadini.
PER ILBENE COMUNE / PALESTINA
19.01.2009 - Una posizione politica chiara sulla Palestina
di movimento civico nazionale Per il Bene Comune (PBC)
Riceviamo e pubblichiamo il seguente DOCUMENTO POLITICO del movimento civico nazionale Per il Bene Comune (PBC) a favore del popolo di Palestina e contro il genocidio israeliano a Gaza.
Ferrara, 17 gennaio,
Il movimento Per il Bene Comune (PBC), riunito in assemblea nazionale, ha approvato il seguente documento:
RISOLUZIONE SULLA PALESTINA
La Lista civica nazionale Per Il Bene Comune denuncia che i bombardamenti sulla popolazione di Gaza sono un crimine.
La tesi che attribuisce ad Hamas la rottura della tregua è falsa. Come ha dichiarato anche la CNN, Israele ha mancato di rispettarla protraendo l'embargo illegale e gli attacchi contro i Palestinesi, nonostante gli accordi di giugno ne prevedessero la fine in cambio della cessazione del lancio di razzi.
Il presidente Abu Mazen è inadeguato a difendere la causa palestinese e non gode della fiducia della popolazione. La scelta dei Palestinesi per il proprio governo è stata espressa con elezioni democratiche nel gennaio 2006. Riconosciamo il loro diritto all’autodeterminazione ed escludiamo che Israele e i suoi alleati occidentali possano influenzarla con alcuna forma di colonialismo.
L’aggressione militare israeliana dimostra che Hamas è l’ostacolo per il progetto sionista di annientare il popolo palestinese. Da anni il furto della terra, la povertà indotta, l’impedimento ad accedere alle cure mediche, il controllo delle risorse idriche, mistificanti campagne mediatiche, l’edificazione del muro, continue umiliazioni, omicidi mirati, stragi indiscriminate sono stati condotti sistematicamente con l’obiettivo della deportazione oltre i confini auspicati da Israele.
Attraverso la resistenza nonviolenta del popolo palestinese e il moltiplicarsi di obiezioni di coscienza all’interno di Israele, e mediante la solidarietà internazionale è possibile fermare questa strategia.
A Gaza la tregua avviata sei mesi fa è stata rotta dal suo mancato rispetto da parte di Israele. Per quattro mesi Gaza è riuscita a bloccare il lancio dei razzi Kassam contro il territorio israeliano, ma Israele ha chiuso i valichi ed ha attivato 176 violazioni, lanciando missili ed entrando a Gaza con i tanks, causando 47 morti. Ora la comunità internazionale deve urgentemente bloccare il massacro ripristinando e garantendo il rispetto delle condizioni già alla base della tregua precedente che imponeva l’apertura dei valichi e il blocco del lancio dei Kassam verso Israele.
Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la pacificazione del pianeta, di considerare come la persecuzione dei Palestinesi non avverrebbe luogo al di fuori del piano di egemonia politica, economica, culturale e militare degli Stati Uniti.
Proponiamo al popolo palestinese di adottare la nonviolenza attiva contro l’arrogante strapotere dello Stato ebraico. Tale forma di lotta etica ed efficace conferirebbe maggior forza alla causa palestinese e ne dimostrerebbe la verità, alimentando il consenso e l’appoggio della comunità internazionale.
Riteniamo che la soluzione dei “due Stati per due popoli” non corrisponda alle legittime esigenze di giustizia del popolo palestinese: stabilirsi sulla propria terra e progredire, usufruendo appieno delle risorse naturali e delle vie di comunicazione, come attesta il Diritto Internazionale.
Come PBC ci impegniamo a sostenere la nascita di uno Stato unico in Palestina, patria di ebrei, di arabi, di cristiani, di musulmani, in cui coloro che furono espulsi ed i loro discendenti possano tornare per vivere nel rispetto reciproco, nella legalità e nella pace.
(approvato a maggioranza; 7 astenuti)
Il sito del movimento civico nazionale Per il Bene Comune (PBC), guidato dall’ex senatore Fernando Rossi, è: http://www.perilbenecomune.net/Tags: • palestina • per il bene comune • Fernando Rossi •
di movimento civico nazionale Per il Bene Comune (PBC)
Riceviamo e pubblichiamo il seguente DOCUMENTO POLITICO del movimento civico nazionale Per il Bene Comune (PBC) a favore del popolo di Palestina e contro il genocidio israeliano a Gaza.
Ferrara, 17 gennaio,
Il movimento Per il Bene Comune (PBC), riunito in assemblea nazionale, ha approvato il seguente documento:
RISOLUZIONE SULLA PALESTINA
La Lista civica nazionale Per Il Bene Comune denuncia che i bombardamenti sulla popolazione di Gaza sono un crimine.
La tesi che attribuisce ad Hamas la rottura della tregua è falsa. Come ha dichiarato anche la CNN, Israele ha mancato di rispettarla protraendo l'embargo illegale e gli attacchi contro i Palestinesi, nonostante gli accordi di giugno ne prevedessero la fine in cambio della cessazione del lancio di razzi.
Il presidente Abu Mazen è inadeguato a difendere la causa palestinese e non gode della fiducia della popolazione. La scelta dei Palestinesi per il proprio governo è stata espressa con elezioni democratiche nel gennaio 2006. Riconosciamo il loro diritto all’autodeterminazione ed escludiamo che Israele e i suoi alleati occidentali possano influenzarla con alcuna forma di colonialismo.
L’aggressione militare israeliana dimostra che Hamas è l’ostacolo per il progetto sionista di annientare il popolo palestinese. Da anni il furto della terra, la povertà indotta, l’impedimento ad accedere alle cure mediche, il controllo delle risorse idriche, mistificanti campagne mediatiche, l’edificazione del muro, continue umiliazioni, omicidi mirati, stragi indiscriminate sono stati condotti sistematicamente con l’obiettivo della deportazione oltre i confini auspicati da Israele.
Attraverso la resistenza nonviolenta del popolo palestinese e il moltiplicarsi di obiezioni di coscienza all’interno di Israele, e mediante la solidarietà internazionale è possibile fermare questa strategia.
A Gaza la tregua avviata sei mesi fa è stata rotta dal suo mancato rispetto da parte di Israele. Per quattro mesi Gaza è riuscita a bloccare il lancio dei razzi Kassam contro il territorio israeliano, ma Israele ha chiuso i valichi ed ha attivato 176 violazioni, lanciando missili ed entrando a Gaza con i tanks, causando 47 morti. Ora la comunità internazionale deve urgentemente bloccare il massacro ripristinando e garantendo il rispetto delle condizioni già alla base della tregua precedente che imponeva l’apertura dei valichi e il blocco del lancio dei Kassam verso Israele.
Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la pacificazione del pianeta, di considerare come la persecuzione dei Palestinesi non avverrebbe luogo al di fuori del piano di egemonia politica, economica, culturale e militare degli Stati Uniti.
Proponiamo al popolo palestinese di adottare la nonviolenza attiva contro l’arrogante strapotere dello Stato ebraico. Tale forma di lotta etica ed efficace conferirebbe maggior forza alla causa palestinese e ne dimostrerebbe la verità, alimentando il consenso e l’appoggio della comunità internazionale.
Riteniamo che la soluzione dei “due Stati per due popoli” non corrisponda alle legittime esigenze di giustizia del popolo palestinese: stabilirsi sulla propria terra e progredire, usufruendo appieno delle risorse naturali e delle vie di comunicazione, come attesta il Diritto Internazionale.
Come PBC ci impegniamo a sostenere la nascita di uno Stato unico in Palestina, patria di ebrei, di arabi, di cristiani, di musulmani, in cui coloro che furono espulsi ed i loro discendenti possano tornare per vivere nel rispetto reciproco, nella legalità e nella pace.
(approvato a maggioranza; 7 astenuti)
Il sito del movimento civico nazionale Per il Bene Comune (PBC), guidato dall’ex senatore Fernando Rossi, è: http://www.perilbenecomune.net/Tags: • palestina • per il bene comune • Fernando Rossi •
giovedì 12 febbraio 2009
FAMIGLIE SENZA SOLDI / USURA!?
Lavoratori in rosso, è allarme usura
Non esita a parlare di «bomba sociale» padre Massimo Rastrelli nel vedere l'impennata di quegli stipendi medio-bassi (quelli intorno ai 1.200 euro) erosi fino a raggiungere il segno meno.
Nel mirino del presidente della Fondazione Moscati ci sono finanziarie, banche e debiti vari.I «lavoratori in rosso » rilevati dal dossier- choc dello studio di consulenza napoletano «Pantano» e pubblicati ieri dal Corriere del Mezzogiorno fanno rabbrividire: gli stipendi in rosso nel 2002 erano solo l'1,06%. Quest'anno sono saliti al 19,4%. Più in generale le buste paga medio- basse si stanno riducendo ai minimi termini.Un campanello di allarme? «Una bomba sociale, direi», puntualizza Rastrelli. «E' una cosa orribile — continua — e soltanto ora ci si sta rendendo conto. Noi lo sapevamo da tempo. Le famiglie sono risucchiate da finanziare senza scrupoli che propongono fidi su fidi. Uno sciacallaggio. Il risvolto penoso e che queste famiglie a caccia di liquidità, visto che non possono più mettere pane in tavola, finiscono nelle mani dell'usura». La Fondazione proprio qualche giorno fa ha diramato altri terribili dati: nel 2008 il sovraindebitamento delle famiglie campane è cresciuto del 62,3%, e la propensione all'usura è al 44%. Rastrelli una proposta al governo l'ha fatta: varare una legge che permetta di non pagare a partire dalla quarta società finanziaria con la quale si è contratto il debito. «Le dirò un altra cosa per far capire come le famiglie si siano affossate: un anno e mezzo fa per rimettere in piedi un nucleo disgregato dai debiti mi bastavano 15.000 euro. Oggi non ne bastano 70mila».Anche i sindacati disegnano scenari a tinte fosche. Per Anna Rea, segretario campano della Uil, «l'esercito dei pignorati si sta espandendo. Capisco gli ‘‘obblighi'' del consumismo, ma molte persone non riescono ad arrivare a fine mese per i beni di prima necessità. Così fanno debiti su debiti tanto da essere strangolati ». Per Michele Gravano, leader regionale della Cgil «è una piaga sulla quale si deve intervenire ed anche in maniera immediata. Non ci si può più voltare dall'altra parte».
Non esita a parlare di «bomba sociale» padre Massimo Rastrelli nel vedere l'impennata di quegli stipendi medio-bassi (quelli intorno ai 1.200 euro) erosi fino a raggiungere il segno meno.
Nel mirino del presidente della Fondazione Moscati ci sono finanziarie, banche e debiti vari.I «lavoratori in rosso » rilevati dal dossier- choc dello studio di consulenza napoletano «Pantano» e pubblicati ieri dal Corriere del Mezzogiorno fanno rabbrividire: gli stipendi in rosso nel 2002 erano solo l'1,06%. Quest'anno sono saliti al 19,4%. Più in generale le buste paga medio- basse si stanno riducendo ai minimi termini.Un campanello di allarme? «Una bomba sociale, direi», puntualizza Rastrelli. «E' una cosa orribile — continua — e soltanto ora ci si sta rendendo conto. Noi lo sapevamo da tempo. Le famiglie sono risucchiate da finanziare senza scrupoli che propongono fidi su fidi. Uno sciacallaggio. Il risvolto penoso e che queste famiglie a caccia di liquidità, visto che non possono più mettere pane in tavola, finiscono nelle mani dell'usura». La Fondazione proprio qualche giorno fa ha diramato altri terribili dati: nel 2008 il sovraindebitamento delle famiglie campane è cresciuto del 62,3%, e la propensione all'usura è al 44%. Rastrelli una proposta al governo l'ha fatta: varare una legge che permetta di non pagare a partire dalla quarta società finanziaria con la quale si è contratto il debito. «Le dirò un altra cosa per far capire come le famiglie si siano affossate: un anno e mezzo fa per rimettere in piedi un nucleo disgregato dai debiti mi bastavano 15.000 euro. Oggi non ne bastano 70mila».Anche i sindacati disegnano scenari a tinte fosche. Per Anna Rea, segretario campano della Uil, «l'esercito dei pignorati si sta espandendo. Capisco gli ‘‘obblighi'' del consumismo, ma molte persone non riescono ad arrivare a fine mese per i beni di prima necessità. Così fanno debiti su debiti tanto da essere strangolati ». Per Michele Gravano, leader regionale della Cgil «è una piaga sulla quale si deve intervenire ed anche in maniera immediata. Non ci si può più voltare dall'altra parte».
mercoledì 11 febbraio 2009
CASERTA / PRESENZANO
NO alla Turbogas di Presenzano
I cittadini di Presenzano (Caserta) hanno cominciato la loro battaglia contro la costruzione di una centrale Turbogas nel proprio territorio.
Presenzano è un paese di 18oo abitanti. Ha già nel proprio comune una centrale idroelettrica che con i suoi due bacini ha modificato il microclima locale e quello dei comuni circostanti.
Dovrebbe essere una centrale da 800 MW. L'ha imposta la Regione, mortificando l'autonomia locale tutelata dalla Costituzione. I presenzanesi non la possono proprio accettare. Hanno già dato. Tutto il territorio ha già dato.
Domenica 8 Febbraio c'è stato un dibattito pubblico nella sala consigliare del Comune di Presenzano su questo tema. Nessuno vuole questa nuova centrale che non porterà ricchezza nè al comune nè alla popolazione. Non creerà neanche un posto di lavoro per i ragazzi di Presenzano. E' intervenuto il vicesegretario provinciale del Partito Democratico Cristiano, Luigi Napolano, che si è detto favorevole alla costruzione della centrale perchè l'Italia deve cominciare ad emenciparsi dalla dipendenza di energia dall'estero. E proprio con le Turbogas vogliamo incominciare? Al che, sono intervenuto e ho preso la parole dinanzi all'assemblea, facendo presente a Napolano che una Turbogas genera elettricità bruciando gas naturale. E l'Italia il gas non ce l'ha, lo importa quasi tutto dall'est. Per cui questo tipo di centrali in un paese come il nostro privo della materia prima non ha alcun senso. Per non parlare dei danni sull'ambiente e sulla salute. Una Turbogas da 800 MW brucia un miliardo di tonnellate di gas all'anno e produce centinaia di tonnellate di polveri sottili. Certo, non sono degli inceneritori, ma questo tipo di impianti producono specialmente polveri secondarie- quelle che si formano nell'aria, dopo il processo di combustione - che non sono manco rilevate negli studi della valutazione impatto ambientale.
C'è già una centrale a Presenzano, e ci potranno essere solo danni e nessun beneficio per il luogo se quest'altra centrale venisse costruita.
Per questo seguiremo la vicenda e staremo al fianco dei cittadini presenzanesi se daranno vita ad azioni dimostrative e manifestazioni.
PALESTINA / PACE
No Arabi No Terrorismo"
"Non c'è pace di fianco agli Arabi"
"La Nazione si fa con il trasferimento (di 1 milione di arabi fuori da Israele)"
"Hebron sempre e per sempre"
"Sradicare le colonie divide la nazione"
Questi alcuni slogan che giravano prima delle elezioni "nell'unica democrazia del medioriente"...
Con questi slogan, per lo più razzisti e fascisti, il gruppo israeliano the Hadag Nahash ci ha fatto una canzone:http://www.youtube.com/watch?v=HVKHUt3WAR0
Il mio pezzo per "Rinascita" di questa settimana:
I palestinesi di Gaza vivono subendo la loro autobiografia senza mai farsi addomesticare. La penna intinta di sangue che traccia i destini delle loro vite è impugnata un nemico acerrimo e distante, che decide la tempistica della nostra agonia in base all'oscillazione di share di un elettorato assetato di sangue. Martedì 10 febbraio ci saranno le elezioni in Israele, e ciò fa qui presagire nuove operazione militari poco prima che si aprano le urne. L'ultimo massacro, qui lo sanno anche i bambini, è stata una carneficina promossa in funzione elettorale dall'attuale governo di Tel Aviv. Più di 1300 morti, il 90% dei quali civili, hanno fatto impennare verso l'alto i consensi di Olmert e Livni, forse non abbastanza per permettere loro di spuntarla su Benjamin Netanyahu, un uomo con la testa a forma di cannone e che al posto dei piedi ha dei cingoli di carro armato. Il programma elettorale di Netanyahu è chiaro e dichiarato: estensione delle colonie in Cisgiordania, guerra aperta e infinita contro Hamas. Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beiteinu ("Israele è la nostra patria)" nel caso in cui diventasse effettivamente la terza forza politica alla Knesset, il parlamento israeliano, ha progetti ancora più drastici, ovvero sia lanciare una bomba atomica su Gaza: "Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”. Insomma, siamo messi bene. Olmert, Livni, Barak, Netanyahu, Lieberman, con questi personaggi tranquillamente incriminabili in qualsiasi tribunale per i diritti umani i governali occidentali imbastiscono cordiali relazio ni diplomatiche, mentre con Hamas invece non solo non si parla, ma lo si embarga, e insieme all'unico governo liberamente eletto in Palestina si puniscono collettivamente un milione e mezzo di palestinesi. In questi giorni con i miei compagni dell'International Solidariety Movement abbiamo ripreso le nostre azioni di interposizione civile non violenta, in sostegno ad una popolazione civile strangolata da un assedio criminale. Israele racconta al mondo di una tregua che non esiste. I contadini non sono autorizzati a coltivare i loro campi, (due gli assassinati dall'esercito israeliano negli ultimi dieci giorni), i pescatori non riescono a pescare nel loro spazio di mare legittimo (diversi i feriti dalla marina di Tel Aviv, l'ultimo quest'oggi, venerdì 6). Martedì ci siamo recati ad Al Faraheen, a est di Kahn Yunis, perchè chiamati da alcuni contadini locali. Ci hanno chiamato perchè non riescono a lavorare nei loro ca mpi: sono costantemente presi di mira dai soldati israeliani. A bombardamenti finiti Israele ha dichiarato 1 chilometro dai suoi confini dentro il territorio palestinese zona militare inaccessibile. Un limite arbitrario e assolutamente illegale, immaginatevi cosa vuol dire a chi dentro quel chilometro ci vive, o ci coltiva la terra per vivere.
Ci siamo recati sul posto con alcuni giornalisti di Peacereporter e una troupe di Rai Tre. Come prassi consolidata dell'ISM, il giorno prima avevamo avvisato i media e l'esercito israeliano sulle nostre intenzioni, e una volta sopraggiunti nell'aera, ci siamo premuniti di vestirci con corpetti catarifrangenti. Nonostante questo, dopo solo un paio di ore di lavoro, soldati israeliani a bordo di quatto jeep si sono posizionati appena oltre il confine e hanno iniziato a bersagliarci di colpi.
Un impressionante numero di proiettile a pochi centimetri dalle nostre teste, civili disarmati chiaramente riconoscibili: attivisti, contadini, e giornalisti. Inutile cercare un contatto via megafono, abbiamo dovuto evacuare l'aera con il fuoco dei cecchini che si faceva più intenso via via che ci allontanavamo.
Martedì eravamo riusciti a caricare solo due carretti di prezzemolo raccolto, ieri, tornati nella zona, è andata meglio, un camion stracolmo, ma ancora una volta abbiamo dovuto lasciare i campi perché presi di mira dai soldati. Per puro caso non ci sono stati feriti, o peggio, nella mia lunga esperienza di attivista per i diritti umani non mi è mai capito di avvertire i proiettili sfrecciare così vicini alle mie orecchie come in questi due giorni. Il vice-console Francesco Santilli, informato dall'Ansa, ci ha contattati poco dopo l'attacco, e ha promesso una protesta ufficiale presso le autorità israeliane, staremo a vedere. Manolo e gli altri amici giornalisti hanno fatto un ottimo servizio, seguite le prossime puntate di "Presa diretta" su Rai Tre per prendere coscienza di quello che si risc hia da queste parti nel tentativo di sopravvivere. Che prezzo ha il prezzemolo? Qui a Gaza ha prezzi elevatissimi, non in termini economici, ma di vite umane. Questi lavoratori mettono a repentaglio le loro vite per raggranellare la misera somma di 20 shekels ( 5 dollari) al giorno. Come Anwar Il Ibrim, 27 anni, padre di due figli che dieci giorni fa proprio ad Al Faraheen è stato ucciso, colpito alla testa mentre era impegnato nella raccolta sui campi di prezzemolo. Dopo questo omicidio la maggior parte dei contadini non provano più ad andare a coltivare nei pressi del confine senza la presenza di internazionali come scudi umani a proteggerli. Altri lo fanno ancora, esattamente come quei pescatori che si disinteressano dei pericoli e si arrischiano a pescare in mare sulle loro fragili barchette, più sofferenti nel vedere i ventri smagriti dalla fame dei loro figli che dalle ferite provocate dai proiettili.
Impedire la coltivazione, la pesca, trivellare di colpi i pescherecci, distruggere i sistemi di irrigazione dei campi, sradicare piante e distruggere decine e decine di ettari ci colture, cecchinare e uccidere pescatori e agricoltori, fa parte della sistematica oppressione israeliana ai danni dei palestinesi. Una oppressione costante che ha strangolato l'economia, impoverendo la popolazione sino a costringerla a vivere di aiuti umanitari. A volte qualche giovane si stanca di venire ammazzato mentre pacificamente lavora per il mantenimento suo e della sua famiglia. Magari i soldati israeliani gli ammazzano dinnanzi nei campi o in un mare il padre, o un fratello, allora lui si arruola in qualche brigata, spara qualche razzo artigianale verso Israele giusto per dimostrare quanto è vivo e combattivo il popolo, forse più a stesso che ;al nemico. Per l'assedio genocida a cui costretta Gaza nessun governo occidentale muove protesta, ma per questi "razzi" sparati a caso senza danno dall'Europa all'America si è pronti a legittimare di fatto un massacro come l'ultimo appena subito a Gaza. Sappiamo benissimo, come lo sanno anche a Tel Aviv, che se a contadini e pescatori palestinesi fosse consentito di vivere e lavorare esattamente come i loro colleghi israeliani, non ci sarebbero praticamente nessuno disposto a sparare qassam contro Sderot e Ashkelon. Ma i biografi in divisa militare sotto la stella di David hanno deciso che il prezzo del prezzemolo di Gaza dovrà restare elevatissimo: vite umane e assedio a Gaza, insicurezza dentro i confini israeliani.
Restiamo Umani.
Vik
Solidarietà e un abbraccio di conforto alla sorellina Theresa, rapita dalla marina israeliana mentre in acque palestinesi cercava di trarre in porto la sua missione umanitaria.
"Non c'è pace di fianco agli Arabi"
"La Nazione si fa con il trasferimento (di 1 milione di arabi fuori da Israele)"
"Hebron sempre e per sempre"
"Sradicare le colonie divide la nazione"
Questi alcuni slogan che giravano prima delle elezioni "nell'unica democrazia del medioriente"...
Con questi slogan, per lo più razzisti e fascisti, il gruppo israeliano the Hadag Nahash ci ha fatto una canzone:http://www.youtube.com/watch?v=HVKHUt3WAR0
Il mio pezzo per "Rinascita" di questa settimana:
I palestinesi di Gaza vivono subendo la loro autobiografia senza mai farsi addomesticare. La penna intinta di sangue che traccia i destini delle loro vite è impugnata un nemico acerrimo e distante, che decide la tempistica della nostra agonia in base all'oscillazione di share di un elettorato assetato di sangue. Martedì 10 febbraio ci saranno le elezioni in Israele, e ciò fa qui presagire nuove operazione militari poco prima che si aprano le urne. L'ultimo massacro, qui lo sanno anche i bambini, è stata una carneficina promossa in funzione elettorale dall'attuale governo di Tel Aviv. Più di 1300 morti, il 90% dei quali civili, hanno fatto impennare verso l'alto i consensi di Olmert e Livni, forse non abbastanza per permettere loro di spuntarla su Benjamin Netanyahu, un uomo con la testa a forma di cannone e che al posto dei piedi ha dei cingoli di carro armato. Il programma elettorale di Netanyahu è chiaro e dichiarato: estensione delle colonie in Cisgiordania, guerra aperta e infinita contro Hamas. Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beiteinu ("Israele è la nostra patria)" nel caso in cui diventasse effettivamente la terza forza politica alla Knesset, il parlamento israeliano, ha progetti ancora più drastici, ovvero sia lanciare una bomba atomica su Gaza: "Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”. Insomma, siamo messi bene. Olmert, Livni, Barak, Netanyahu, Lieberman, con questi personaggi tranquillamente incriminabili in qualsiasi tribunale per i diritti umani i governali occidentali imbastiscono cordiali relazio ni diplomatiche, mentre con Hamas invece non solo non si parla, ma lo si embarga, e insieme all'unico governo liberamente eletto in Palestina si puniscono collettivamente un milione e mezzo di palestinesi. In questi giorni con i miei compagni dell'International Solidariety Movement abbiamo ripreso le nostre azioni di interposizione civile non violenta, in sostegno ad una popolazione civile strangolata da un assedio criminale. Israele racconta al mondo di una tregua che non esiste. I contadini non sono autorizzati a coltivare i loro campi, (due gli assassinati dall'esercito israeliano negli ultimi dieci giorni), i pescatori non riescono a pescare nel loro spazio di mare legittimo (diversi i feriti dalla marina di Tel Aviv, l'ultimo quest'oggi, venerdì 6). Martedì ci siamo recati ad Al Faraheen, a est di Kahn Yunis, perchè chiamati da alcuni contadini locali. Ci hanno chiamato perchè non riescono a lavorare nei loro ca mpi: sono costantemente presi di mira dai soldati israeliani. A bombardamenti finiti Israele ha dichiarato 1 chilometro dai suoi confini dentro il territorio palestinese zona militare inaccessibile. Un limite arbitrario e assolutamente illegale, immaginatevi cosa vuol dire a chi dentro quel chilometro ci vive, o ci coltiva la terra per vivere.
Ci siamo recati sul posto con alcuni giornalisti di Peacereporter e una troupe di Rai Tre. Come prassi consolidata dell'ISM, il giorno prima avevamo avvisato i media e l'esercito israeliano sulle nostre intenzioni, e una volta sopraggiunti nell'aera, ci siamo premuniti di vestirci con corpetti catarifrangenti. Nonostante questo, dopo solo un paio di ore di lavoro, soldati israeliani a bordo di quatto jeep si sono posizionati appena oltre il confine e hanno iniziato a bersagliarci di colpi.
Un impressionante numero di proiettile a pochi centimetri dalle nostre teste, civili disarmati chiaramente riconoscibili: attivisti, contadini, e giornalisti. Inutile cercare un contatto via megafono, abbiamo dovuto evacuare l'aera con il fuoco dei cecchini che si faceva più intenso via via che ci allontanavamo.
Martedì eravamo riusciti a caricare solo due carretti di prezzemolo raccolto, ieri, tornati nella zona, è andata meglio, un camion stracolmo, ma ancora una volta abbiamo dovuto lasciare i campi perché presi di mira dai soldati. Per puro caso non ci sono stati feriti, o peggio, nella mia lunga esperienza di attivista per i diritti umani non mi è mai capito di avvertire i proiettili sfrecciare così vicini alle mie orecchie come in questi due giorni. Il vice-console Francesco Santilli, informato dall'Ansa, ci ha contattati poco dopo l'attacco, e ha promesso una protesta ufficiale presso le autorità israeliane, staremo a vedere. Manolo e gli altri amici giornalisti hanno fatto un ottimo servizio, seguite le prossime puntate di "Presa diretta" su Rai Tre per prendere coscienza di quello che si risc hia da queste parti nel tentativo di sopravvivere. Che prezzo ha il prezzemolo? Qui a Gaza ha prezzi elevatissimi, non in termini economici, ma di vite umane. Questi lavoratori mettono a repentaglio le loro vite per raggranellare la misera somma di 20 shekels ( 5 dollari) al giorno. Come Anwar Il Ibrim, 27 anni, padre di due figli che dieci giorni fa proprio ad Al Faraheen è stato ucciso, colpito alla testa mentre era impegnato nella raccolta sui campi di prezzemolo. Dopo questo omicidio la maggior parte dei contadini non provano più ad andare a coltivare nei pressi del confine senza la presenza di internazionali come scudi umani a proteggerli. Altri lo fanno ancora, esattamente come quei pescatori che si disinteressano dei pericoli e si arrischiano a pescare in mare sulle loro fragili barchette, più sofferenti nel vedere i ventri smagriti dalla fame dei loro figli che dalle ferite provocate dai proiettili.
Impedire la coltivazione, la pesca, trivellare di colpi i pescherecci, distruggere i sistemi di irrigazione dei campi, sradicare piante e distruggere decine e decine di ettari ci colture, cecchinare e uccidere pescatori e agricoltori, fa parte della sistematica oppressione israeliana ai danni dei palestinesi. Una oppressione costante che ha strangolato l'economia, impoverendo la popolazione sino a costringerla a vivere di aiuti umanitari. A volte qualche giovane si stanca di venire ammazzato mentre pacificamente lavora per il mantenimento suo e della sua famiglia. Magari i soldati israeliani gli ammazzano dinnanzi nei campi o in un mare il padre, o un fratello, allora lui si arruola in qualche brigata, spara qualche razzo artigianale verso Israele giusto per dimostrare quanto è vivo e combattivo il popolo, forse più a stesso che ;al nemico. Per l'assedio genocida a cui costretta Gaza nessun governo occidentale muove protesta, ma per questi "razzi" sparati a caso senza danno dall'Europa all'America si è pronti a legittimare di fatto un massacro come l'ultimo appena subito a Gaza. Sappiamo benissimo, come lo sanno anche a Tel Aviv, che se a contadini e pescatori palestinesi fosse consentito di vivere e lavorare esattamente come i loro colleghi israeliani, non ci sarebbero praticamente nessuno disposto a sparare qassam contro Sderot e Ashkelon. Ma i biografi in divisa militare sotto la stella di David hanno deciso che il prezzo del prezzemolo di Gaza dovrà restare elevatissimo: vite umane e assedio a Gaza, insicurezza dentro i confini israeliani.
Restiamo Umani.
Vik
Solidarietà e un abbraccio di conforto alla sorellina Theresa, rapita dalla marina israeliana mentre in acque palestinesi cercava di trarre in porto la sua missione umanitaria.
VIGILI URBANI / RIFLETTETE
Cresce il peso di tasse e imposte
Il Pil che si contrae dell'1,7% (ma non è escluso un ritocco al -2% come prevede la Commissione europea), il deficit che sale al 3,7% e il debito pubblico che aumenta di quasi cinque punti balzando al 111,2%.Sono queste le nuove stime 2009 del governo inserite in una bozza dell'aggiornamento del Programma di stabilità italiano. Il documento è stato portato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, all'esame del Consiglio dei Ministri prima dell'invio alla Commissione europea di Bruxelles.
La pressione fiscale tornerà quest'anno a livelli record, nonostante un calo del gettito in termini assoluti. La riduzione della crescita economica porterà questo rapporto al 43,3%, cioè ai livelli registrati nel 2007 dal precedente governo Prodi. E' questa una delle nuove stime stilate dal governo, previste dalla bozza del Programma di stabilità. Nella bozza della nota informativa che accompagna il Programma di stabilità, è scritto che il 2009 registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2%. Eppure ci sarà un aumento della pressione fiscale che tornerà dal 43% del 2008 al 43,3% del 2009. Come nel 2007, sarà il livello più alto, se si esclude il 1997, cioè l'anno dell'Eurotassa nel quale toccò il 43,7%. La pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%) mentre rimarrà al 43,3% nel 2010, al 43,1% nel 2011, al 43,0% nel 2012.
AL CORPO DEI VIGILI URBANI, NON CONTRIBUITE CON LA VOSTRA PENNA E TACCUINO AD ALIMENTARE LA PRESSIONE FISCALE. NON - MULTE.
Il Pil che si contrae dell'1,7% (ma non è escluso un ritocco al -2% come prevede la Commissione europea), il deficit che sale al 3,7% e il debito pubblico che aumenta di quasi cinque punti balzando al 111,2%.Sono queste le nuove stime 2009 del governo inserite in una bozza dell'aggiornamento del Programma di stabilità italiano. Il documento è stato portato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, all'esame del Consiglio dei Ministri prima dell'invio alla Commissione europea di Bruxelles.
La pressione fiscale tornerà quest'anno a livelli record, nonostante un calo del gettito in termini assoluti. La riduzione della crescita economica porterà questo rapporto al 43,3%, cioè ai livelli registrati nel 2007 dal precedente governo Prodi. E' questa una delle nuove stime stilate dal governo, previste dalla bozza del Programma di stabilità. Nella bozza della nota informativa che accompagna il Programma di stabilità, è scritto che il 2009 registrerà un calo del gettito fiscale del 2,2%. Eppure ci sarà un aumento della pressione fiscale che tornerà dal 43% del 2008 al 43,3% del 2009. Come nel 2007, sarà il livello più alto, se si esclude il 1997, cioè l'anno dell'Eurotassa nel quale toccò il 43,7%. La pressione fiscale, cioè il rapporto tra le tasse incassate e la ricchezza prodotta dal paese, tornerà a scendere sotto la soglia del 43% solo nel 2013 (42,9%) mentre rimarrà al 43,3% nel 2010, al 43,1% nel 2011, al 43,0% nel 2012.
AL CORPO DEI VIGILI URBANI, NON CONTRIBUITE CON LA VOSTRA PENNA E TACCUINO AD ALIMENTARE LA PRESSIONE FISCALE. NON - MULTE.
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